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Riflessioni

«Tanti soldi, poco tempo: investire subito nel futuro del Paese». In arrivo il decreto semplificazioni, parla il sen. Grillo

Redazione
Luigi Grillo

di Luigi Grillo*

In attesa di conoscere il testo finale del «Decreto semplificazioni» che sarà approvato dal Consiglio dei Ministri la prossima settimana, al fine di realizzare nei tempi celeri le opere pubbliche finanziate dal Recovery Fund, è possibile al momento commentare solo le indiscrezioni che circolano nei corridoi del Parlamento.

lPremesso che se l’imperativo è – come sostiene la Banca d’Italia – fare di tutto per tornare ad essere competitivi e quindi a crescere, la crescita si può alimentare solo dotando l’Italia di infrastrutture moderne e funzionali.

Occorre chiedersi come favorire una politica di ripresa degli investimenti funzionali a far crescere il PIL utilizzando al meglio i fondi europei, i fondi statali e i fondi privati.

Sicuramente il Governo dovrebbe mostrare una forte volontà politica attraverso la predisposizione di un decreto che incida sulla pubblica amministrazione, sulla tutela ambientale, sugli appalti e sulle opere pubbliche con norme valide ed efficaci che ci mettano nelle condizioni di spendere tutte le risorse del Recovery Fund nei tempi previsti dalla UE.

Il tempo è poco e i soldi sono davvero tanti.

Non spenderli, come ripete Mario Draghi, significherebbe perdere l’ultima occasione che abbiamo per rianimare la nostra economia, per invertire la tendenza, per uscire dalla devastante crisi economica a cui ci ha ridotto la pandemia.

In questa prospettiva sterilizzare il reato di abuso di ufficio, configurandolo solo e soltanto quando si dimostri dolo o colpa grave, è una scelta che va nella direzione giusta.

Rivedere il Codice degli appalti, modificando quelle norme che, suggerite dall’ANAC negli anni 2015 – 2018, hanno appesantito le procedure rallentando vistosamente la cantierabilità delle opere, è una necessità.

Il Codice degli Appalti non va cancellato, ma va rivisitato nel rispetto delle tre direttive comunitarie.

Il modello Genova, che pure ha funzionato assai bene nel capoluogo ligure, non è purtroppo esportabile.

Stabilire che i controlli, tutti i controlli, anche quelli della Corte dei Conti devono essere fatti a posteriori e non durante lo svolgimento del procedimento amministrativo è un chiarimento necessario.

La creazione di una Soprintendenza Speciale per le opere finanziate dal Recovery Fund guidata dal Direttore Generale del Ministero dei Beni Culturali che possa intervenire su tutte le opere del PNRR è una scelta positiva che dovrebbe accelerare, e di molto, il passaggio dei progetti sotto le forche caudine del Ministero diretto da Dario Franceschini come fino ad oggi è stato.

La previsione che gli affidamenti delle opere previste dal PNRR avvenga sulla base della sola fattibilità tecnico – economica potrà ridurre sicuramente i tempi per aprire i cantieri.

Il taglio drastico dei termini necessari alle autorizzazioni, che dovrebbero diventare perentori, come le norme finali che rafforzano il silenzio assenso, va apprezzato perché impedirà a singoli funzionari di tenere senza motivo nei cassetti le pratiche per un tempo indefinito.

Eliminare la soglia del 40% per i subappalti, che ha suscitato polemiche roventi dei sindacati, va nella direzione di favorire la cantierabilità delle opere pubbliche.

Suscita perplessità invece quanto emerso nei giorni scorsi a proposito di una iniziativa che il Ministero del Tesoro starebbe per prendere a proposito del partenariato pubblico – privato (PPP) in accordo con l’ANAC.

L’idea cioè di approntare un «contratto standard» sul PPP con l’intento di «risolvere tre problemi»:

  1. una asimmetria nella distribuzione dei benefici tra pubblico e privato a vantaggio di quest’ultimo;
  2. una asimmetria di competenza tecnica tra pubblico e privato;
  3. una disomogeneità di schemi attuativi.

In un Paese che dispone – come l’Italia – di un sistema bancario molto forte e patrimonializzato e di una capacità di accumulo del risparmio privato assai ragguardevole, la tecnica del Project Financing va rilanciata a tutti i livelli per le opere capaci di generare reddito.

In questa prospettiva i Fondi Ue del Recovery Fund dovrebbero essere utilizzati come parziale, ma sostanziale, contributo a fondo perduto erogabile a Società di Progetto (SPV) a prevalente capitale pubblico – Cassa Depositi e Prestiti, Regioni, Comuni – a cui assegnare i principali progetti di implementazione logistica del Paese. (Ferrovie, Autostrade, Piastre Logistiche, Metropolitane, Porti, Dighe, Acquedotti, Ospedali, Termovalorizzatori, Biodigestori, Caserme).

Ogni Società di progetto (SPV) dovrebbe prevedere di finanziare il 50% del fabbisogno per la realizzazione dell’opera con obbligazioni ventennali emesse dalla Cassa Depositi e Prestiti portanti interesse a limitato premio sul mercato, finanziando con proprio capitale l’ulteriore fabbisogno del 25 % e impiegando i contributi UE per il restante 25%.

In questo modo si otterrebbero due risultati importanti:

a) si potrebbero realizzare maggiori opere;

b) si renderebbero attraenti alla finanza privata l’acquisto di obbligazioni a lungo termine.

* già presidente della VIII Commissione del Senato e sottosegretario al Bilancio

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